LA RESPONSABILITA  DELL OCCIDENTE

LA RESPONSABILITA DELL OCCIDENTE

15 luglio 20133 min di lettura

Le persone che ho incontrato hanno una capacità di tollerare l’insopportabile, una forza che li sostiene ad affrontare incredibili sacrifici, una determinazione a voler vivere una vita dignitosa.

Un uomo semplice, con un ruolo straordinario, riesce a colpire in modo diretto la coscienza di milioni di persone.

Papa Francesco con la sua visita a Lampedusa ha richiamato alla consapevolezza del mondo l’attenzione a quei dispersi nel Mediterraneo (oltre 18600) e ai 214 milioni di persone costrette ad abbandonare il proprio paese e ad emigrare altrove. Fuggono da guerre, persecuzioni, carestie, povertà. E l’occidente li accoglie per offrire loro, quando va bene, un lavoro che i nostri connazionali si rifiutano di fare.

Ho avuto modo di conoscere gli emigrati che si presentano alla Caritas in cerca di lavoro. Ho ascoltato con gli occhi umidi e con l’ammirazione nel cuore le loro terribili e tragiche storie. Le persone che ho incontrato hanno una capacità di tollerare l’insopportabile, una forza che li sostiene ad affrontare incredibili sacrifici, una determinazione a voler vivere una vita dignitosa. E nel loro peregrinare, senza rendersene conto, acquisiscono quelle che noi chiamiamo competenze trasversali. Sanno adattarsi a qualunque situazione, conoscono diverse lingue straniere, hanno una visione della vita orientata al futuro, sono pronte ad impegnarsi, ad andare a fondo, sanno cadere e rialzarsi con una grinta straordinaria, sanno affrontare i problemi che incontrano, comprendere l’animo umano. Si muovono a compassione, che è qualcosa di più dell’empatia. Hanno quelle competenze che gli head hunter ricercano nei manager. E non stupisce che, se facilitati nel loro percorso di integrazione, riescano rapidamente a costruire attività in grado di produrre e creare lavoro per sé e per altre persone.

Ma l’occidente li guarda con sufficienza e irritazione, dall’interno della bolla di sapone di uno pseudo benessere, siamo vittime della globalizzazione dell’indifferenza, con l’anestesia nel cuore, per richiamare le parole di Papa Francesco. Il suo è stato un messaggio forte e severo per risvegliare la compassione delle nostre coscienze. Ma ha avuto anche parole di apertura, di fiducia e amore per tutti gli immigrati, augurando ai musulmani abbondanti frutti spirituali, in occasione dell’inizio del Ramadan. Papa Francesco li ha salutati con una dichiarazione d’amore ”O’ scià” , che sta anche per respiro mio, fiato mio. In una società in crisi come la nostra, chissà che arrivi da Lampedusa il vento del rinnovamento.

Odio e menzogna lascino il posto ad amore e verità (Francesco Bergoglio)

Giovanna Giuffredi

Tratto da: Coaching Time