
Speranza, sedia per pigri?
In questo articolo vogliamo proporvi una nostra riflessione critica sul ruolo della speranza nelle dinamiche della vita quotidiana e dello sviluppo personale e sociale.
È la speranza da considerarsi come un fattore motivante o inibente?
Che impatto ha sul comportamento umano?
È un motore di azione o un invito alla passività?
Lo psicologo Charles R. Snyder l’ha identificata come una combinazione multidimensionale, declinata nella percezione della propria capacità di individuare le mete da perseguire (goals), i percorsi strategico-cognitivi da utilizzare nel conseguirle (pathways) e la capacità di generare l’energia mentale interiore che attiva, orienta e mantiene il soggetto nella direzione verso i risultati attesi (agency).
Processo che migliora il benessere personale degli individui.
Secondo Snyder la speranza spinge alla resilienza, alla determinazione e alla capacità di affrontare lo stress e la depressione in modo più efficace.
Tradizionalmente considerata una virtù, un sentimento che spinge le persone a perseguire obiettivi e a superare ostacoli, viene vista come una luce guida, un faro di positività in tempi di incertezza.
Tuttavia, se adottata senza un impegno attivo la speranza rischia di diventare una “sedia” su cui sedersi, una posizione di riposo che invita alla passività anziché all’azione.
Un vero e proprio alibi per non prendere iniziative concrete o per rimandare decisioni importanti.
Il paradosso della speranza
Il paradosso della speranza risiede nel suo duplice potere: può essere una forza trainante per il cambiamento personale e sociale, ma può anche essere un conforto illusorio che impedisce alle persone di affrontare la realtà.
Quando la speranza si trasforma in attesa passiva, gli individui possono perdere il controllo della propria vita, affidando il proprio destino a forze esterne o a futuri ipotetici che potrebbero non realizzarsi mai.
Uno dei rischi maggiori è che essa possa allontanare dalla presa di responsabilità personale.
Invece di agire per cambiare le proprie circostanze, chi si “siede” sulla sedia della speranza rimane in attesa che sia il mondo esterno a cambiare.
Questo atteggiamento può alla lunga portare ad una mancanza di impegno nei confronti di tutto ciò che accade, al disinteresse, al fallimento personale, all’apatia.
Coltivare una speranza attiva
Per evitare che la speranza diventi una sedia per i pigri, è fondamentale coltivarla in modo proattivo.
Ciò significa abbinare la speranza all’azione, stabilendo obiettivi specifici, chiari e realistici e lavorando concretamente per raggiungerli.
È essenziale prendere iniziative che possano incrementare le probabilità di successo, valutare progressi e ostacoli.
Formazione e acquisizione di consapevolezza di sé possono giocare un ruolo chiave in questo processo fornendo le competenze, le conoscenze e le capacità necessarie per trasformare l’aleatoria speranza in realtà tangibile.
L’autoconsapevolezza, infatti, aiuta a riconoscere le proprie forze e debolezze, permettendo di adattare i propri sforzi in maniera più efficace e orientata agli obiettivi.
Ogni passo verso il raggiungimento dell’obiettivo contribuisce a costruire fiducia e a consolidare ulteriormente la speranza, creando un ciclo positivo di motivazione e successo.
In questo modo, la speranza non rimane astratta o idealizzata, ma diventa appunto un elemento concreto e misurabile nel percorso della propria vita.
Questo processo non solo aumenta le probabilità di successo, ma arricchisce anche la persona, rendendola più resiliente e consapevole di sé.
Parola d’ordine: equilibrio
L’equilibrio tra il sognare e il fare, è ancora una volta fondamentale.
La speranza è senza dubbio un motore di aspirazioni e sogni.
Tuttavia, riconoscere il potenziale insidioso della “sedia dei pigri” può aiutare a scegliere di utilizzare il tempo a disposizione per alzarsi, piuttosto che attendere passivamente che le circostanze cambino da sole.
La speranza, come qualsiasi altro strumento, deve essere usata con cognizione di causa.
Non deve mai essere una scusa per la passività, ma sempre e solo una spinta all’azione e una leva per il cambiamento.
Il disincanto travolge le speranze di chi non sa reagire, come il mare agitato travolge chi non sa nuotare.
Emanuela Breda
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